Il cattolicesimo politico è in crisi? | 07/12/2009 22.36.22
Il cattolicesimo politico è in crisi? Se ne è parlato a fine estate. Nella provincia marchigiana, la rivista culturale “Sestante” di Senigallia, animata da Franco Porcelli, pubblica il 16 dicembre il fascicolo del 2009 con un’attenzione particolare al movimento cattolico attraverso due contributi molto interessanti. Girolamo Valenza presenta l’ultima enciclica, Caritas in Veritate, nel dibattito culturale marchigiano per iniziativa del Meic. Lo scrittore Fabio M. Serpilli raccoglie una casuale dichiarazione, a spasso nel corso di Senigallia, su cosa fanno i cattolici, che diventa un’inchiesta promossa via Internet in tema di “Questi cattolici...”. Vengono raccolte circa duecento opinioni sul malessere sociopolitico che furoreggia nella penisola. Serpilli ne fa una sintesi con alcuni contributi (Pezzotta, Rondoni, Salvarani, Narducci, Gennari, Zavoli, Barban, Gattuci, Mosci, Porcelli, Maggi ed altri), presenta un lungo articolo, propone un dibattito pubblico senigalliese in concomitanza con la presentazione della rivista. Su questo sito verranno date informazioni più precise ed ora viene pubblicato l’intervento di Gastone Mosci, animatore di www.agoramarche.it e di “Sestante”.
Per un tempo nuovo di Gastone Mosci Questa riflessione vuole restare nel campo della cultura dei mass media e della cultura politica, che esprimono oggi una situazione egemone e difficile. Sono due settori a confronto, in lotta fra di loro al punto da condizionare altri campi dell’operosità sociale. Innanzitutto, all’interno delle innovazioni dei due mondi dominano schemi e sistemi tradizionali ancora imbevuti di ideologia, sostenendo un conflitto che crea confusione: è la lotta fra il potere delle idee e l’autonomia della tecnologia, della cibernetica e della prassi. Già siamo sconvolti perché perdiamo di vista il compito ed il servizio dei mass media, perché la loro funzione è troppo autoreferenziale. La cultura politica è in difficoltà perché non riesce a mantenersi autonoma di fronte ai mass media, ad elaborare un progetto globale e duraturo e cade in preda alla provvisorietà. Se il contesto generale è in fibrillazione anche i mondi particolari risentono della situazione, perché viviamo tutti in un’agorà comune. Da questo stato di ansia parte, a mio parere, la domanda di Fabio Serpilli, che ha le sue ragioni, ma che deve collocarsi in una visione d’indirizzo, vale a dire in un ambito ecclesiale e spirituale, ecclesiale come sensibilità pastorale, e spirituale come segno etico e culturale. Per fare questo dobbiamo interrogarci sul nostro essere cristiani e sul nostro futuro: in tempi di consumismo e di materialismo non dobbiamo farci sorprendere dall’idea di proprietà e di possesso, ma farci guidare da un’azione segnata dalla gratuità e dalla carità. Va sollecitato il tempo rivolto alla contemplazione: il che vuol dire indicare un itinerario di ascolto, la strada dei diritti umani, della cittadinanza sociale, del rispetto dell’ambiente. della cultura solidale, di un umanesimo al di fuori del consumismo. Possiamo ritrovarci comunitariamente, senza abdicare ai nostri progetti e senza forzare le nostre responsabilità.
|