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    LA PENA DI MORTE STA PER ESSERE CANCELLATA!
    ALLEIUA! l'Assemblea Generale dell'Onu ha approvato la risoluzione di moratoria universale contro la pena di morte. L’Italia ha confermato di essere in prima linea nel mondo in materia di tutela dei diritti umani. La lotta contro la pena di morte a livello internazionale è infatti uno dei temi prioritari delle politica estera, che vede impegnati Governo, Istituzioni, forze politico-parlamentari e organizzazioni non governative in una campagna convinta e tenace che ha ora prodotto un rilevante risultato. Un ruolo fondamentale è stato svolto, altresì, dalla società civile italiana, che ha ispirato e sostenuto questa campagna, contribuendo a mantenere elevata, in questi mesi, l’attenzione internazionale sulla questione della pena di morte e di una moratoria universale delle esecuzioni. La moratoria dell'ONU segue all'altro atto solenne della proclamaziome dellaLa “Carta dei diritti fondamentali” da parte dell'Assemblea di Strasburgo. Questa dichiarazione sancisce ciò che già sscritto Trattato sull’Unione europea”, firmato a Roma il 29 ottobre 2004 che nessuno possa essere condannato alla pena di morte né giustiziato (articolo 2), e che nessuno possa essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esista il rischio di essere sottoposti alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti (articolo 19). Occorre anche ricordare che il Parlamento italiano ha approvato il 2 ottobre scorso la modifica all'articolo 27 della Costituzione, concernente l'abolizione della pena di morte che era ancora possibile "nei casi previsti dalle leggi militari di guerra". Il 2007, almeno per questi risultati, è stato un "anno veramente civile"


     I RIFERIMENTI E I FERMENTI













    La nascita del Partito Democratico ha costituito, senza dubbio, un fattore di novità nella storia dei partiti politici e un’occasione di rinnovamento della politica italiana. Ma si presenta anche come opportunità storica per il movimento politico dei cattolici. È per questo che guardiamo con speranza al percorso, già avviato, di costruzione del “partito nuovo” e riteniamo significativo l’incontro fra le tre grandi culture che hanno elaborato la nostra Carta costituzionale: il personalismo comunitario del cattolicesimo democratico, l’umanesimo socialista, la prospettiva liberale dei diritti individuali.

    Noi consideriamo indispensabile il contributo del cattolicesimo democratico alla costruzione del progetto politico del Partito Democratico e sollecitiamo i cattolici democratici, impegnati in questa formazione, a sviluppare l’attitudine dialogica della loro cultura, assumendo la responsabilità di confrontare la propria identità con le altre culture di provenienza per fare delle altrui diversità un potenziale di incontro in una sintesi politica che esalti le identità originarie nella comune identità plurale.

    Del cattolicesimo democratico possiamo tracciare vari profili ideali e diverse declinazioni storiche. Qui ricordiamo la distinzione proposta da Luigi Sturzo, nel discorso di Caltagirone del dicembre 1905, del cattolicesimo democratico, nel quale si riconosceva, dal cattolicesimo clerico-moderato. E ci limitiamo a ricordare che l’intenzione programmatica più significativa del cattolicesimo democratico rimane duplice: la trasformazione dello Stato in effettivo Stato democratico, attraverso una azione politica, cristianamente ispirata ma autonoma e distinta dall’azione cattolica e, perciò, regolata dall’etica della laicità; il passaggio ad una democrazia sociale, che promuova l’uguaglianza come opportunità di esercizio delle libertà e renda effettivo l’accesso di tutti ai beni della vita.

    Noi riconosciamo questa intenzione programmatica nel progetto di Dario Franceschini e riteniamo che, nella sua idea di partito, il cattolicesimo democratico abbia possibilità di rilevanza culturale e di incidenza politica. Riteniamo anche che il partito guidato da Franceschini, nel cui progetto ci riconosciamo, possa essere credibile e interessante per tutti i cattolici. Perciò, sostenendo la sua proposta, invitiamo ad accelerare, con il voto alle primarie del 25 ottobre, la realizzazione di questa comune speranza.

     

    Lino Prenna, Giorgio Campanini, Raffaele Cananzi, Giovanni Bianchi, Paola Gaiotti, Giovanni Colombo, Massimo Rendina, Ruggero Orfei, Romano Forleo, Paola Moreschini, Mario Tosti, Gianfranco Maddoli, Antonio Bellingreri, Giuseppe Elia, Anna Maria Piga, Marco Grazioli, Franco Mezzano
    | Discorso sul Partito Democratico


     

     

     

    Care  amiche e  cari amici,

     

    come è sempre stato fin dai giorni dell’Ulivo e  della fondazione del Partito democratico, anche  in questo  appuntamento voglio essere con voi.

    Soprattutto oggi in un momento in cui le vicende così drammatiche del nostro Paese richiedono con voce ancor più forte la presenza di un partito capace di assumersi la responsabilità di risvegliare e rinnovare l’Italia. Un partito fondato su un nuovo rigore etico, sulla trasparenza dei suoi atti e su una completa apertura verso la società civile. Un partito che si impegni  a mettere in pratica la lettera e lo spirito dell’articolo 49 della Costituzione | Discorso sul Partito Democratico




    da "AGIREPOLITICAMENTE" Foglio periodico  Politicamente lug-set 2009(documento in versione pdf) | Discorso sul Partito Democratico


    Se, come assume il nostro Presidente del Consiglio, la semplice prospettazione di alcune domande può esporre il proponente al rischio di una responsabilità (civile o penale), è bene che ogni questionario soggettivamente indirizzato sia rigorosamente sottoscritto. Quello che viene qui rivolto al futuro segretario del partito democratico (chiunque questi debba essere e quindi senza alcuna sottintesa inclinazione per l’uno o l’altro dei candidati in lizza) è stato redatto da persona che da molti lustri si occupa del problema della riforma del sistema dei partiti, che con Pietro Scoppola ha dato vita alla “Lega democratica”, il primo tentativo di uscire dalle logiche della vecchia forma-partito, che con lui ha concorso alla redazione di alcuni dei documenti preparatori che hanno accompagnato la lunga gestazione del partito democratico. Le domande che seguono non toccano volutamente nè i temi di una futura strategia  di governo (o di opposizione) nè quelli delle possibili future alleanze, temi rispetti ai quali è più facile trincerarsi dietro il gergalismo del politichese e che non sono stati fin qui in grado di risvegliare il disinteresse dell’opinione pubblica rispetto ad una vicenda apparsa ai più come esclusivamente riservata ai professionisti della politica. Le domande riguardano tutte il modo di organizzazione del nuovo partito e la sua possibilità di riattivare una operante relazione tra i vari contesti della società civile, con le sue competenze e professionalità, e il mondo della politica. Esse quindi suppongono scelte non dilazionabili e la serietà delle risposte risulterà immediatamente evidente all’opinione pubblica in quanto legata a comportamenti conseguenti.
    Coloro che riceveranno questo testo sono invitati, ove ritengano i temi qui affrontati meritevoli di un qualche dibattito o approfondimento, a dargli la massima diffusione via e-mail. E’ necessario che, una buona volta, al di là del consueto ritualismo delle parole, la politica ricominci davvero dal basso.

    (l'articolo integrale in pdf)

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    Non vogliamo più essere bistrattati o, peggio ancora, confinati e derisi per essere cattolici democratci del Terzo Millennio.

    La nostra lunga storia, che affonda le radici nel popolarismo sturziano e poi nella militanza di sinistra dentro la DC, oggi ci impone un nuovo impegno politico ed un nuovo programma politico più rispondenti non solo alle nostre attitudini culturali, ma soprattutto in sintonia con il cambiamento avvenuto a livello mondiale.
    Se durante le varie fasi politiche della Prima Repubblica, i cattolici democratici, per essere "condannati a governare", erano costretti (per la famosa conventio ad excludendum) a mediare e a collaborare con il liberalismo, con la cultura del profitto e con la concezione prettamente economicistica quale motore di sviluppo della società, rinunciando in tal modo a mettere in atto sul piano politico quella famosa "terza via" tra statalismo e liberalismo enunciata sul piano religioso da Papa Paolo VI° nell'Enciclica "Populorum Progressio" e sul piano politico dalla sinistra democristiana e da Aldo Moro; oggi che siamo di fronte ad una crisi economica senza precedenti, che ha scardinato l'economia più florida a livello mondiale, occorre porre e porsi un interrogativo di fondo: è ancora valido nel Terzo Millennio il sistema economico liberista che si fonda sul puro profitto?  (continua)

     

    In allegato una raccolta di conributi, con angolazioni diverse, di Fraco Monaco, Enrico Letta, Luciano asano, Francesco Rutelli)

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    Dopo una serie continua di sconfitte, dalle elezioni politiche dell'aprile 2008 alle elezioni regionali sarde del febbraio 2009, e dopo le dimissioni di Walter Veltroni dalla segreteria, oggi il Partito Democratico (PD) è alle corde. Il collasso del suo progetto coraggioso e nuovo rende ancora più preoccupante la situazione in cui versa il Paese, stretto tra la crisi economica mondiale e la china pericolosa imboccata dalla politica nazionale. Il rischio maggiore non è tanto nella sconfitta del PD, quanto nello sbandamento in massa dell'elettorato, attratto dall'individualismo, dall'utilitarismo e dall'egoismo imperanti. È chiaro però che il pericolo cresce a causa dello sfaldamento dell'opposizione democratica, l'unica in grado di denunciare il dissesto prodotto dal «pensiero unico» e di mobilitare le forze sane della società per arrestarlo o, quanto meno, contrastarlo.

    Questa voleva essere la sfida del PD: realizzare un progetto riformista audace, fondato su una cultura politica nuova, alternativa al neoliberismo galoppante, che facesse sintesi tra le tradizioni politiche che avevano ricostruito la democrazia in Italia dopo il fascismo. Ora, questo disegno, nella forma in cui era stato concepito, non è riuscito, come ha confessato lealmente Veltroni. Tutto ciò - aggiungiamo noi - perché è mancata al PD una chiara identità politica: non si è realizzata tra i partner la necessaria omogeneità culturale intorno a un ethos comune condiviso, che il Manifesto del PD aveva tracciato sulla carta. Affrontando subito le elezioni primarie dell'ottobre 2007, è mancato anche il tempo di una campagna costituente, che invece sarebbe stata necessaria per lanciare e consolidare il nuovo progetto nella società italiana; di conseguenza il PD, anziché essere un soggetto politico «nuovo», è nato vecchio, in seguito alla «fusione fredda» tra ex comunisti ed ex democristiani, che si sono spartiti il potere secondo i canoni della partitocrazia classica. È mancato soprattutto il coraggio di rinnovare la classe dirigente a livello nazionale: volti nuovi e giovani che sapessero interpretare le istanze della base. Riuscirà Dario Franceschini, che ha preso il posto di Veltroni alla segreteria, a recuperare il tempo e il terreno perduti nelle poche settimane che ci separano dalla prova del fuoco delle elezioni europee e amministrative del 7 giugno?

    Potete leggere l'articolo integrale nell'allegato in pdf

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    Non possiamo il 13 aprile avere dubbi sul Pd | Discorso sul Partito Democratico










    Il 24 gennaio 2008, negandogli la fiducia con 161 «no» e 156 «sì», il Senato ha posto fine al Governo Prodi. Il 59° Governo della Repubblica è durato 617 giorni, essendo entrato in carica il 17 maggio 2006. In realtà, con quella bocciatura non è solo finito un Governo, ma si è conclusa un'intera stagione della politica italiana: quella del centro-sinistra. A sua volta, il centro-destra aveva già mostrato segni di difficoltà con la crisi della Casa delle Libertà (CdL) conclamata dal suo leader nel novembre 2007. Cosicché, a due mesi di distanza, si sono incrinate la leadership di Silvio Berlusconi e quella di Romano Prodi.
    La crisi contemporanea dei due schieramenti è dovuta solo apparentemente a fatti contingenti, quali la fallita «spallata» del Cavaliere in occasione della Legge finanziaria per il 2008 o i quattro voti mancati al Professore in occasione della fiducia al Senato; la radice è più profonda e sta nella diffusa mancanza di etica pubblica, che finora ha reso impossibile - a destra come a sinistra - il formarsi di una cultura politica capace di fare unità tra soggetti legittimamente diversi. Perciò, da un esame più approfondito della crisi è possibile trarre una duplice indicazione: 1) è finita la stagione della rigida contrapposizione tra centro-destra e centro-sinistra; 2) nascono nuovi scenari politici, ai quali è urgente dare uno stabile fondamento etico e culturale.

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    Il 25 febbraio Veltroni ha presentato il programma  di governo del Pd  

    Il 16 febbraio, l’Assemblea Costituente del Partito Democratico ha approvato lo Statuto, il Manifesto dei valori e il Codice etico del Partito Democratico.

     Lo Statuto
    Il Manifesto dei Valori
    Il Codice Etico

     

    Nell’Assemblea del 16 febbraio Veltroni annuncia i dodici punti del Programma del PD

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    Cinquant’anni fa, nel 1959, Giovanni XXIII poneva la prima pietra di quello che sarebbe stato il Concilio Vaticano II e, come Mosè, avrebbe intravisto, ma non calcato, la “terra promessa”. Anche la generazione post-conciliare sta, progressivamente, abbandonando la scena e di molti dei protagonisti di allora, da Càmara a Congar, rimangono soltanto le pur importanti “memorie” (libri, tuttavia, preziosi per comprendere che cosa è stato realmente il Concilio).

    Per i credenti impegnati in politica –soprattutto nel particolare contesto italiano – quell’evento è stato realmente rivoluzionario e ha posto le premesse concettuali per il superamento della “unità politica dei cattolici” così come era allora concepita (una unità, cioè, che non nasceva tanto dalla condivisione di un comune progetto di società quanto

    dai suggerimenti, e qualche volta dalle preoccupate imposizioni, della gerarchia ecclesiastica).

    Il superamento di tale “unità”, certo non indolore, non ha tuttavia prodotto i frutti sperati. Non su un “progetto di società” i cattolici tuttora impegnati in politica si stanno, in verità “in ordine sparso”, ricompattando, ma assai spesso sulla difesa di una tradizione o, peggio ancora, sulla tutela di pur rispettabili interessi.Ora che si avvicina quel 2012 che segnerà il cinquantennale dell’apertura del Concilio, non appare fuori luogo rimeditare i grandi testi conciliari sull’impegno politico, a partire dalla Gaudium et spes, per creare le premesse – in un rinnovato confronto con la storia – di una nuova stagione di presenza dei cattolici. Non mancano, nel corpo ecclesiale,grandi energie potenzialmente disponibili anche all’impegno politico; ma, venute meno le cogenti sollecitazioni della gerarchia, pressoché tutto è affidato

    alle libere scelte di libere coscienze. È su questo piano che si giocherà la partita; è su questo terreno che si deciderà se il destino dei cattolici in Italia sarà quello di una rinnovata presenza o di una piatta insignificanza, male mascherata da qualche piccola fetta di potere.



    [i] Da Politicamente foglio dell’Associazione Agire Politicamente)

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      Per formare ai valori della pace e della solidarietà occorre camminare con fatica sulla via di una convivenza come diversi, nel superamento non violento dei conflitti e vivendo come memoria attiva eventi drammatici di odio fratricida. È questo ciò che racconta l’autore dell’esperienza della Scuola di pace di Monte Sole per la costruzione di una cittadinanza attiva e responsabile nelle nuove generazioni. (articolo in allegato)

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    QUARTA FASE | 7/12/2008












     stragi e i racket. I silenzi della società civile. Le connivenze di chi dovrebbe rappresentare lo Stato. E a Castel Volturno a dire basta, sono stati solo gli immigrati clandestini

     

     

    L’Espresso due settimane fa ha dedicato la sua copertina alle dichiarazioni di un pentito secondo il quale l'attuale sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino sarebbe stato organicamente coinvolto nel business dei rifiuti gestiti dalla camorra casalese. E cosa succede? Il clima cittadino sembra non turbarsi. Caserta città assorbe ogni cosa. Pigra, orgogliosa nel sentirsi periferia di Roma, lontana da Napoli. Le pagine degli scrittori Antonio Pascale e Francesco Piccolo su questa sorta di laboratorio delle peggiori contraddizioni e corruzioni sono esaustive più d'ogni inchiesta. In genere, quando si svelano i meccanismi della corruzione, la prateria prende fuoco da questa scintilla. Ma qui, oltre i titoli sui soliti giornali locali e alle relative pagine di rito, non ne è scaturita nessuna discussione, nessun dibattito, nessun allarme.

    La reazione da queste parti è invece stata 'e allora?' oppure 'ma che ti stupisci: non sai che le cose funzionano così?'. Persino il ceto dei professionisti, degli intellettuali, degli imprenditori, in breve quella borghesia che in Campania si è sempre vista come la parte nobile, appare incapace di protestare. Possibile che persino loro abbiano barattato il loro voto e il loro silenzio per una manciata di soldi come la plebe famelica e feroce dalla quale da sempre si sentono tanto diversi ed estranei?

    No, evidentemente non è così. E allora perché non esigono, una volta per tutte, di essere rappresentati da persone limpide e capaci, perché non chiedono di poter partecipare al mercato e allo sviluppo della loro terra in condizioni non irrimediabilmente compromesse dall'interferenza criminale che non produce altro che marcescenza e stallo?

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    Il presidente Oscar Luigi Scalfaro compie oggi novanta anni. Un traguardo importante che desidera (ma non sappiamo se gli sarà possibile) trascorrere senza particolare clamore, in compagnia della Eucaristia che frequenta quotidianamente, della carissima Marianna, oltrechè dei collaboratori più stretti. Un pudoscar_luigi_scalfaro.jpgore e una ritrosia tipica dei cristiani di un tempo, educati a considerare la vita, ma anche la sua durata – lunga o breve che sia – non come merito personale da celebrare ma come dono, sempre prezioso e misterioso.
    Quella di Scalfaro è stata una vita ricca di anni, di doni e di esperienze eccezionali. E’ rimasto vedovo molto giovane della signora Maria Inzitari e il dolore e il vuoto lasciati da quell’evento hanno segnato la sua vita, aumentandone la confidenza con il Signore in un dialogo la cui intensità non è difficile immaginare.
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    Molti lo ricordano come giornalista  RAI della televisione, quirinalista del tg1( la sua carriera  di giornalista e scrittore è però molto ricca: ha iniziato con  Avvenire, il Popolo, e diversi settimanali e mensili; capo della terza pagina e dei supplementi culturali de Il Mattino, passato in RAI ha coordinato TV7, per poi divenire caporedattore di Speciale TG1, e in seguito corsivista televisivo e inviato speciale; scrittore, cito alcune sue recenti pubblicazioni: E Dio suonò il sax, Strada verso la libertà. Il cristianesimo raccontato ai giovani e, l’ultimo, splendido libro L’aratro, l’iPod e le stelle; affascinante ed ironico parlatore, partecipava generosamente a conferenze e ad incontri pubblici)

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    L’uomo plitico Moro offuscato dal caso Moro.

    Il rischio che si corre nel commemorare Aldo Moro è di rimuovere la grande personalità dello statista  a favore del “caso Moro”; cosi facendo si sacrifica lo spessore,       l’originalità, la personalità dando spazio al fatto o al problema della sua tragica fine.

    La sua fine, certo, ha rappresentato una svolta irreversibile nella storia della nostra democrazia. Il punto di non ritorno, cui seguirà un declino rovinoso che ebbe il suo culmine , meno di quindici anni dopo. Sul caso Moro le indagini continuano senza ancora trovare una soluzione: continuano ad essere molti, infatti, l lati oscuri della tragedia; rimane aperto il dilemma se andavano fatte le trattative per la sua liberazione oppure lo Stato non poteva cedere al ricatto dei brigatisti pena la sua delegittimazione (il dilemma di Antigone ovvero la squassante scelta tra le ragioni della polis e i richiami della pietas )

    Viene dato  risalto al Moro delle lettere dal carcere dei brigatisti.

     Si corre il rischio (ci siamo cascati in molti) di leggere quelle lettere ricorrendo al paradigma dell’irresponsabilità, del condizionamento (“le ha scritte lui,,ma non è lui ad averle scritte”). Insomma la condanna di Moro all’impersonalità perenne. Si è preferito di “esaurire l’intera riflessione indagando sui riflessi politici del caso,lasciando sullo sfondo, come un’ombra tenue “l’uomo Moro” (Diamanti,op.cit).

    Resiste l’immagine, a trent'anni di distanza, di un prigioniero condannato a morte da un duplice potere, terrorista e "statolatrico", ma che tuttavia sa battersi con ostinazione fino alla fine, sollecitando lettera dopo lettera il nostro sdegno umanamente solidale.

                  

    Il mio intento, però, non è quello di parlare del caso Moro, ma parlare di Moro, della sua lezione politica, di Moro credente “che è riuscito nell’ideale che Pascal        chiama “il  far   professione dei due contrari….Fedeltà a Dio, fedeltà  alla terra” (Italo Mancini)”

     a sua biografia, la sua teoria, la sua esperienza costituiscono ancora oggi un riferimento importante per comprendere il presente.

    Lo riconosce Valter Veltroni in una recente lettera a Repubblica, riconoscendogli il genio di leggere il futuro, la capacità di capire i cambiamenti,.    (continua)          

    In alllegato 

    Accademia di studi storici Aldo Moro Escludere cose mediocri, per fare posto a cose grandi…" (A. Moro 1977). Religioni, diversità e democrazia, Roma, 7 maggio 2003

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    CIRCOLIDOSSETTI

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    Del 26/02/08

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