La democrazia è una realtà che ha bisogno, per la sua stessa natura,di essere difesa e ricreata ogni giorno. Per costruirla e viverla è indispensabile la partecipazione attiva di tutti. Per ucciderla, invece, bastano la distrazione e il disinteresse
AGORA Marche
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     I TEMI E LE RICERCHE

    SEGNALAZIONE| 16/6/2009


    Il 2008 ha visto la libertà di stampa diminuire in tutto il mondo e anche Paesi di consolidata democrazia come Italia (l'unico in Europa) e Israele hanno imposto nuovi limiti ai media. È quanto afferma il rapporto "Freedom of the Press 2009"di Freedom House, organizzazione non profit con sede negli Stati Uniti.

    Israele, Italia e Taiwan sono passati dallo status di "Paesi liberi" a quello di "Paesi parzialmente liberi"
    , e questo peggioramento dimostra che «anche democrazie consolidate con media tradizionalmente aperti non sono immuni da restrizioni alla libertà», ha commentato Arch Puddington, direttore di ricerca per Freedom House. In particolare, l'Italia è stata declassata in virtù «di limitazioni imposte dalla legislazione, per l'aumento delle intimidazioni nei confronti dei giornalisti da parte del crimine organizzato e di gruppi dell'estrema destra, e a causa di una preoccupante concentrazione della proprietà dei media | La Polis e le politiche


    E’ prevalente la valutazione, negli articoli che proponiamo (cfr Allegato in Pdf), di una manovra anti crisi del Governo Berlusconi insufficiente rispetto alla gravità della crisi: misure dell'ordine dello 0,3 per cento del Pil contro il 7 per cento di altri grandi paesi. E' una situazione paradossale in cui il governo non ha né una politica fiscale proporzionata alla recessione che stiamo attraversando né una di stabilizzazione strutturale del debito (Giuso in LaVoce.info). La cautela del Governo è giustificata dal ministro del Tesoro con l’indubitabile dimensione del debito pubblico che grava sul paese e l’incombere dei vincoli del Patto di stabilità. E allora, perché “altrettanto rigore non è stato mostrato allorché si è trattato di trasferire sul bilancio pubblico il costo dell’operazione Alitalia che poteva essere evitato vendendo la compagnia sul mercato. Né tanto meno quando si è rinunciato al gettito Ici per onorare una promessa elettorale a spese dell’erario. Avveniva solo pochi mesi fa: lo stock di debito pubblico era allora altrettanto gravoso quanto lo è oggi. E l’impatto sul bilancio pubblico di quelle operazioni è dello stesso ordine di grandezza dei correnti provvedimenti anti-recessione.” E ancora “se la stabilizzazione del debito fosse per il governo  il problema principale dell’Italia,, oggi come ieri, ci si aspetterebbe dal governo un piano pluriennale di rientro, con una strategia quantificata e un impegno a seguirla, costi quel che costi, anche davanti alla più grave recessione cui il paese possa andare incontro. Il piano non c'è: il governo non ha né una politica fiscale proporzionata al ciclo che si sta attraversando né una politica fiscale di stabilizzazione strutturale per il medio termine adeguata al gravissimo indebitamento del paese. (continua)

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    | Le Carte e le istituzioni


    Misurarsi con una figura come quella di Giorgio La Pira non può non dare un senso di inadeguatezza, come davanti a qualcuno che non ci è estraneo, ma vive comunque in un’altra dimensione, in un luogo distante e più alto da cui sentiamo giungere qualcosa che ci tocca e ci giudica e ci affascina, ma che è comunque, appunto, inevitabilmente distante dalla nostra terrestre realtà.

    Ecco perché le parole che meglio sembrano esprimere la sua posizione e il suo ruolo nel nostro mondo sono quelle di profeta e di profezia.

    La Pira fu uomo di pensiero, uomo politico, membro dell’Assemblea costituente che approvò la Costituzione repubblicana, deputato, Sindaco di Firenze per 15 anni, promotore di iniziative memorabili per la pace e la comprensione fra i popoli.

    Nelle sue parole erano onnipresenti robuste premesse che noi chiamiamo teoriche o teoretiche. Questa anzi era la sua cifra dominante.

    Anche il suo antifascismo, maturato ben prima della caduta del regime, si era espresso più che in azione pratica (ecco una differenza rispetto a Dossetti, che fu partigiano sulle montagne dell’Appennino), in scritti e discorsi, e così nella iniziativa della rivista “Principi”; e poté passare relativamente inosservato e non dare luogo a conseguenze più gravi che non un divieto di ulteriori pubblicazioni, forse perché al regime poteva sembrare che dessero poco fastidio le enunciazioni teoriche del giovane ideologo professore di diritto romano.

    Alla Costituente, la densità del suo pensiero di tomista ortodosso si espresse pienamente nei discorsi e nelle proposte, rispetto alle quali i testi poi approvati passarono attraverso molte mediazioni e utili riformulazioni, ma mantennero lo spirito originario.

    Il suo celebre discorso nel dibattito generale sul progetto di Costituzione, dell’ 11 marzo 1947 1, è tutto intessuto delle basi teoretiche del suo pensiero, “perché (diceva) a me la metafisica serve per indagare i problemi della politica e quindi quelli sociali”.  (continua)

    | Le Carte e le istituzioni














    | La Regione e la Comunità, le comunità e la città


     

    A guardar bene quello che accade nel mondo, ma soprattutto in Italia, sembra che vada di moda essere fuorilegge. Non nel senso di perseguire reati, problema sempre presente nella storia dell’umanità, quanto nel senso di essere “al di fuori della legge”, sopra o sotto che sia. Infatti può essere perseguibile di reati soltanto chi è dentro un sistema legale, mentre chi è fuori dalla legge o è immune o è un non-soggetto, uno che non dovrebbe avere nulla a che fare con l’ordinamento, quindi allontanato o espulso.

    Prima di tutto si sentono fuorilegge, nel senso di essere al di là, sopra la legge penale dello Stato, i presidenti (sicuramente quelli italiani di Camera, Senato, Consiglio e Stato), i politici in generale, quelli convinti di essere loro la Legge perché la legge la fanno. Poi si sentono fuorilegge, sempre nel senso di essere al di là, sopra la legge ma in questo caso quella del mercato, il management aziendale che si organizza in cartelli, monopolizza un settore economico, inganna i consumatori spettacolarizzando la merce, contraffà i prodotti (specie se finanziari), commette quelle “truffe” senza rendersene conto, quelle che John K. Galbraith chiamava innocent fraud, quelle fatte, cioè, dai dirigenti d’azienda a fin di bene (personale sempre, a volte, ma di rado, aziendale). Poi ci sono i migranti senza permesso di soggiorno, i clandestini, che normalmente non hanno deciso di essere fuorilegge ma, avendo cambiato autonomamente e liberamente (nel senso di “senza permesso”, ma certamente spinti dal bisogno) luogo per vivere, si trovano a non aver nessun luogo dove vivere: niente territorio, niente legge.

    | Il cittadino e cittadinanza












    Un fallimento annunciato? Si poteva fare diversamente? E adesso? La crisi di Alitalia pone domande anche sul futuro e sulla capacità dell’Italia di essere protagonista in Europa e nel mondo. La FABBRICA.eu ha chiesto a una persona più che informata dei fatti, e che si firma Barone Rosso, una riflessione per approfondire seriamente la vicenda.

     

    | L'economia e lo sviluppo






     

    Come si stabilisce quali sono le convinzioni di coscienza di una persona in stato di incoscienza? Lo spinoso interrogativo accomuna due recenti decisioni della Corte di Cassazione relative a persone in stato di incoscienza che, prima di cadere in tale condizione, hanno manifestato contrarietà per motivi di coscienza al trattamento medico cui sono attualmente sottoposte. L’opposizione assume forme diverse: precedenti dichiarazioni orali nel caso di una persona in stato vegetativo permanente che viene sottoposta a idratazione e alimentazione artificiali (Cass. civ., sez. I, sent. 21748/2007); possesso di un cartellino con la scritta “niente sangue” nel caso di una persona in stato di incoscienza che viene sottoposta a trasfusione sanguigna (Cass. civ., sez. III, sent.23676/2008).

    In entrambi i casi il trattamento medico consente di evitare la morte della persona; tuttavia, nel primo serve più precisamente a tenerla «in vita biologica non cognitiva» (così Tar Lombardia, sez. III Milano, sent. 214/2009, relativa al caso di Eluana Englaro che è affrontato dalla sent. 21748/2007); nell’altro serve «a salvare la vita del paziente» (così sent. 23676/2008).

    L’elemento della contrarietà per motivi di coscienza contraddistingue i due casi rispetto alle ipotesi di trattamenti medici praticati a pazienti che, a causa dello stato di incoscienza in cui versano, non hanno espresso il consenso informato. Ne risulta un più articolato quadro dei parametri costituzionali, che comprende pure la libertà religiosa e la libertà di coscienza, oltre agli artt. 2, 13 e 32 Cost. che secondo la Corte costituzionale sorreggono il consenso informato (sent. 438/2008).

     

    Gianni Di Cosimo, ordinario di Diritto Costituzionale  nell’Università di Macerata,commenta le setenze in un suo articolo, qui allegato.

    | La giustizia


















     

    Ancona, 5 ottobre 2009 - Si è svolto a Loreto il 3 e 4 ottobre 2009 il tradizionale corso di formazione organizzato dalla Presidenza regionale delle Acli, strutturato quest’anno in tre distinte sessioni dedicate a temi come la famiglia, il lavoro e il welfare locale.

             Nella mattinata di sabato 3 ottobre, dopo le relazioni introduttive su “La famiglia come risorsa” e “Famiglia e nuovi stili di vita”, tenute rispettivamente da Cornelia Lanzani e Gilberto Ciaramicoli, sono stati presentati i quattro Punto Famiglia aperti dalle Acli a Fano, Ancona, Macerata ed Ascoli per offrire dei luoghi nei quali le famiglie possano trovare, oltre che risposte ai loro bisogni concreti, anche nuove opportunità di aggregazione, di tutela e di protagonismo.

             Sabato pomeriggio, nella seconda sessione dedicata a “La crisi, il lavoro. Il Prestito della speranza”, affrontato il tema della crisi economica e delle sue pesanti conseguenze a livello sociale, il vicepresidente nazionale delle Acli Michele Consiglio e il coordinatore regionale della Caritas Mario Bettucci hanno illustrato le modalità di erogazione del Prestito della speranza, voluto dalla Conferenza Episcopale Italiana per venire incontro con forme di microcredito alle famiglie colpite dalla crisi.

             Nella mattina di domenica 4 ottobre, infine, dopo l’introduzione del direttore regionale del Patronato Acli Fabio Corradini, il dirigente del Servizio Politiche sociali della Regione Paolo Mannucci ha illustrato le linee guida del nuovo Piano sociale con il quale prosegue nelle Marche il cammino per realizzare un sistema integrato dei servizi socio-sanitari, che tenga conto delle criticità emerse negli ultimi anni, a partire dalla più grave: quella della fortissima crescita degli anziani non autosufficienti.

             Famiglia, lavoro, welfare locale: i tre temi discussi dai dirigenti delle Acli a Loreto sono centrali e non solo per le Acli. Non c’è futuro per la nostra società, infatti, se non si torna a costruire legami sociali, se non si sostiene la famiglia, se non si dà vita a un welfare solidale e attento ai bisogni dei più deboli, se non si riscopre la centralità del lavoro, se non si praticano nuovi stili di vita, se non si punta a un nuovo modello di sviluppo. Non c’è futuro, insomma, se non ci si ritrova attorno a valori condivisi, con la finalità non dell’individualismo consumistico, ma del bene comune.

     

    | Solidarietà e Stato sociale, Persona e Famiglia


















     

    ACLI ANNI VERDI AMBIENTE è l'associazione di protezione ambientale, promossa a livello nazionale dalle ACLI e riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente e del Territorio,con DM del 29/3/1994.

    Anniverdi è rispondere alla domanda di informazione, di educazione e di formazione espressa dai cittadini sulle problematiche ambientali.

    Anniverdi è vivere con gli altri un modo nuovo di abitare la terra, formare ed educare ad un diverso rapporto con la natura per realizzare anche un diverso rapporto con gli uomini, promuovere una cultura ecologica della vita quotidiana, dei piccoli gesti che cambiano l'atteggiamento nei confronti delle cose, al fine di costruire un cultura ecologica che sappia coniugare nella difesa dell'ambiente, solidarietà e giustizia tra i popoli.

    Anniverdi opera, nell'ambito dei principi ispiratori delle ACLI, per la diffusione dell'informazione e della realizzazione di momenti educativi e formativi per la salvaguardia del creato ed affermazione di una nuova etica dell'ambiente e dello sviluppo, a partire dalla collaborazione con le istituzioni locali e scolastiche, con associazioni e movimenti che già lavorano in questi ambiti, parrocchie ed oratori.

    Anniverdi opera per rispondere, insieme alle ACLI, agli interrogativi proposti dalla gente sulle tematiche ambientali e si sente sollecitata a promuovere ed organizzare iniziative ed attività per lo sviluppo di una nuova etica e di una nuova cultura ambientale e per l'affermazione di una vera "conversione ecologica", nelle parole del Papa, conversione personale, familiare e di gruppo.

    | Glolocal, Territorio e Tutela dell'ambiente


    «Io sostengo la validità del nostro modello italiano di rapporto con le personalità pubbliche, un modello che, fino ad ora, lasciava la vita privata alla sua  privatezza, mentre la vita pubblica, vale a dire il dovere nei confronti degli elettori, o l’operato svolto in base alla carica  istituzionale ricoperta, andava giudicato con precisione, giustizia, competenza. Purtroppo si sta affermando il modello sassone che contempla lo scandagliamento dei vizi delle persone, mettendoli in pubblico per un fariseismo assurdo. Il ragionamento che ci sta dietro è questo, è che siccome hanno questo vizio, allora non possono più governare. Io, come prete vorrei giudicare una persona per la sua vita cristiana, per i rapporti che ha con me, con la sua vita di fede. Se, invece, sto valutando la statura di un politico evito di scavare negli eventuali fanghi, le miserie umane, semmai  guardo il suo operato di governo, il bene che ha fatto per la collettività. Questo è sempre stato il modello italiano al quale sono abituato. Il modello americano ha ribaltato l’impostazione di giudizio. Se questa è la regola, allora, mi chiedo chi si può davvero salvare? Sono tutti così inattaccabili coloro che gridano allo scandalo?».

    Sono parole di un vescovo italiano, e le riporto perché mi hanno fatto pensare. Fino a qualche tempo fa forse le avrei capite. Anch’io detesto il gossip, ho rispetto per la vita privata, so che tutti, cittadini e statisti, siamo peccatori e che abbiamo la tendenza a cercare le pagliuzze negli occhi degli altri dimenticando le travi nei nostri. Capisco anche che c’è una secolarità che sconsiglia i moralismi eccessivi… Anche un politico laico e di centrosinistra ha dichiarato: «Come il premier passa il suo tempo non dovrebbe essere di particolare interesse. Salvo che le occupazioni non abbiano un carattere sconvolgente da indurre a un giudizio morale. Credo che sia troppo presto per tirare un giudizio morale sul premier».

    Capisco la cautela e il rispetto. Però è anche necessario ricordare che il bene comune è un patrimonio di idee e valori che vanno difesi. Bisogna avere il coraggio di dire la verità e di guardarla in faccia. Bisogna ritrovare la capacità di giudicare, la forza di sdegnarsi. Un altro politico ha detto, con molto equilibrio: «Il linguaggio triviale e il maschilismo becero che sono emersi ci dicono di un ethos pubblico che si è sfarinato. Non sono un moralista ma non pensavo che dovessi assistere al dominio dell’immoralismo».

    | Etica & Politica










     

    In Italia si continua a parlare di «voto cattolico». Occorre dire che si tratta di una terminologia del tutto impropria. Infatti, andare a votare è un dovere laico, come laici sono lo Stato, i partiti e la politica. Ciò detto, è chiaro che i cattolici nell'adempiere il loro dovere civico hanno un contributo proprio da offrire: quel personalismo comunitario ispirato ai valori cristiani che va tradotto in proposte politiche laiche e condivisibili da tutti, da ricercare insieme attraverso il dialogo e secondo le regole democratiche. È quindi sbagliato contrapporre «cattolici» e «laici» in politica, dove non ha senso il confronto confessionale.
    In occasione delle prossime elezioni del 13-14 aprile, la questione del «voto cattolico» è tornata alla ribalta soprattutto per due ragioni: la prima, perché in Italia (per la prima volta dopo 15 anni) ci stiamo scrollando di dosso quel «bipolarismo ingessato» che obbligava ad allearsi per forza o con un centro-destra «nazional-populista» o con un centro-sinistra condizionato dalla «sinistra radicale» e che concedeva ai piccoli partiti un peso sproporzionato e un assurdo potere di ricatto; la seconda, perché il dibattito politico oggi tocca alcuni temi etici fondamentali - non «confessionali», ma civili e laici -, ai quali i cattolici sono molto sensibili. Ecco perché, in queste elezioni, il discorso sul «voto cattolico» è tornato di attualità, proprio quando molti cattolici sono più incerti e confusi, di fronte a un quadro politico mutato. Per aiutare a fare un po' di chiarezza, può essere utile richiamare: 1) come è cambiata negli ultimi decenni la questione del «voto cattolico»; 2) le novità del quadro politico che oggi interpellano il «voto cattolico»; 3) i criteri da seguire affinché esso sia coerente e consapevole

    | Etica & Politica






    | 4/5/2009
    | DOSIIER FEDERALISMO




    Presentiamo la più recente documentazione sul disegno di legge delega sul federalismo fiscale. Una riforma che attua l'art. 119 della Costituzione e ha importanti risvolti per l'ordinamento statuale,toccando da vicino il rapporto tra il cittadino e le istituzioni a lui più prossime (comune, provincia, regione).  La documentazione qui riprodotta (saggi, indagini, audizioni) fornisce dettagli e valutazioni sull'impatto del nuovo assetto decentrato del fisco. Le Regione avrebbero così la piena autonomia nella gestione delle risorse necessarie alla gestione delle funzioni amministrative trasferite con la Riforma del capitolo V della Costituzione.

     Dobbiamo constatare che il tema del federalismo fiscale, come avvenuto recentemente per il nuovo Statuto Regionale, la cui approvazione non è stata accompagnata  da scarso interesse da  parte della comunità marchigiana (a proposito a che punto siamo con la sua attuazione?), non  siamo a  conoscenza di iniziative, da parte delle Istituzioni e  dei partiti,  per informare i cittadini i contenuti della riforma.

    Il nostro tentativo di fornire una documentazioni per sollecitare iniziative che favoriscano la partecipazione (in questo sito troverete  altro materiale sul tema). Siamo consapevoli che questo nostro impegno è molto artigiano e sarà, forse, scarsamente influente, ma abbiamo sentito il dovere di farlo, per accendere con un piccolo fiammifero il “fuoco d’interesse su u tema di vitale importanza per l'organizzazione politica e amministrativa delle nostre comunità.

    Il nostro augurio è che questo nostro impegno convinca qualcuno dell’Istituzione o qualche politico possa trovare la spinta a promuovere iniziative, coinvolgendo esperti e soprattutto convocandoi i cittadini per dibattere e approfondire un tema di così grande interesse.

     

     

    | DOSIIER FEDERALISMO


     

    NICCOLI ALBERTO Fondamenti etici della crisi finanziaria. Nemetria 2009.

     

    MARZANO FERRUCCIO. DOPO IL MONETARISMOL. Considerazioni sulla crisi finanziaria mondiale. Regno Attualità 22/2008.

     

    ZAMAGNI STEFANO La lezione e il monito di una crisi annunciata www.agirepoliticamente.it

     

    SCHIATTARELLA ROBERTO. L’economia della produzione e l’economia dei castelli di sabbia ,  Appunti di cultura e politica 6/08.

     

    FOGLIZZO PAOLO S.I. Crisi finanziaria, moderno flagello. Aggiornamenti Sociali 11/2008.

     

    ALESINA ALBERTO Uscire dalla crisi:una via liberista.  Aggiornamenti Sociali 1/2009.

     

    SYLOS Labini stefano. Considerazioni sulla crisi www.economiaepolitica.it 19 marzo 2009.

     

     





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